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5. La menzogna e il mito

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
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Il sogno e il mito sono manifestazioni tenute in gran considerazione fin da tempi remoti. Sono numerosi gli esempi di interpreti di sogni nelle società antiche e, in pari tempo, un gran numero di saggi, racconta le gesta degli eroi o le imprese mitiche di uomini e déi, e in questo modo, si propone la trasmissione, alle future generazioni, dell’antica sapienza.
Jung definisce il sogno “un’autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio, espressa in forma simbolica” (C. G. Jung: Opere vol. VIII p. 282, Bollati - Boringhieri). Così la parte sconosciuta di noi, a noi medesimi, vale a dire l’inconscio, si serve di un modo ad un tempo antico ed oscuro di raccontare. Che sia un modo antico è testimoniato dal fatto che le prime scritture a noi pervenute, si esprimono in forme radicalmente diverse dal ragionamento logico, dal διαλογίζομαι (dià-loghizomai), che inaugurerà il progetto della scienza, più in particolare della filosofia, lasciando alle proprie spalle secoli di σοφία sapienza.
I testi antichi, si esprimono in un linguaggio che è comune al sogno e al mito, in quel μυθολογέιν (mythologhein), quel favoleggiare indicato da Platone come modo privilegiato di raccontare le cose importanti. Ebbene questo narrare per metafore, per simboli, propone un apprendimento che non è nè univoco, nè sezionato. La sapienza σοφία (sophia) ha esattamente la stessa ambivalenza e lo stesso tendere alla riunificazione degli opposti, degli eventi naturali di cui parla.
Leggiamo in un frammento di Eraclito: “Ciò che si oppone converge, e la più bella delle trame si forma dai divergenti; e tutte le cose sorgono secondo la contesa” (Aristotele, Etica Nicomachea 115b, 4-6 in Giorgio Colli “La sapienza greca” vol. III Eraclito p. 23 ed. Adelphi). Così si esprime il grande Efesino, per affermare che tutto, al mondo, è divergenza di opposti, che però tendono all’unificazione, che a sua volta genererò opposizioni, in un ciclo perenne, in un πάντα ρέι (pànta rei) tutto scorre, che non ha mai fine. Ma, soffermiamoci, anche se soltanto brevemente, sulle modalità comunicative del sogno e del mito.
Queste due produzioni, tipicamente umane, comunicano, ricordiamo, favoleggiando, narrando cioè per simboli e non per figure logico-dialettiche come, ad esempio il sillogismo (Riportiamo come esempio il sillogismo, quello famoso tratto dalla Logica di Aristotele: “Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Dunque Socrate è mortale). Notiamo subito che le figure della logica chiudono il discorso, senza possibilità alcuna di aggiungere o togliere un qualunque elemento. Facciamo delle osservazioni sul sillogismo citato come esempio. La mortalità non è la sola qualità inerente all’uomo. Se si pone come premessa di un ragionamento sugli uomini, è evidente che si vuole restringere il campo di indagine a quella sola modalità di essere uomo. La proposizione “gli uomini sono mortali” fa da premessa maggiore, eppure contiene già un errore. Per essa, si dà per acquisita la morte, quale dato di fatto (ma questo modo di procedere conclude ancor prima di premettere) mentre ancora oggi la scienza si muove nel vago e nell’indefinito rispetto a quell’evento, per molti aspetti misterioso.
La premessa minore dice: “Socrate è un uomo” (anche questa è una proposizione assertiva, enunciativa, mentre è ben lontana dall’aver enunciato alcunchè). Ricordiamo qui, en passant, l’episodio dello scettico Pirrone, che avendo sentito dai discepoli di Platone predicare dell’uomo: “E’ un bipede implume”, gettò un pollo spennato all’interno del recinto dove i convenuti avrebbero voluto trovare una definizione di uomo.
La conclusione: “dunque Socrate è mortale”, deriva da due premesse che sono opinioni più che verità logiche. Forse lo Stagirita voleva frettolosamente con-cludere il discorso, ancor prima di averlo iniziato. La fine era già, dunque nota, fin dall’inizio? La logica, la sottile arma della ragione, il fondamento della scienza, sarebbe soltanto un’illusoria certezza acquisita. Immanuel Kant è molto esplicito al riguardo “...la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno... deve essa entrare innanzi e costringere la natura a rispondere alle sue domande” (I. Kant: “Critica della ragion pura” Laterza pp. 18-19). Dunque non esiste una logica dei fatti, nel senso che la scienza non ci comprende, né li può comprendere, perché quei fenomeni in perenne mutamento non possono abitare la statica architettura di un sistema conoscitivo pre-definito e con-cluso, se non a condizione di rompere gli argini, sommergendo fino i fondamenti della logica stessa.
Esiste, invece, la scienza come ideazione ermeneutica, come apertura interpretativa verso la poliedricità del fenomeno.
Quando la scienza proclama di attenersi ai fatti, in realtà vuole dire che sta riconducendo quei fatti ad una anticipazione teorica e metodologica.
Questo vuol dire che dietro la menzogna dell’oggettività si nasconde una intersoggettività che approva per convenzione i procedimenti della presunta scienza.
A questo punto è opportuno chiarire che se c’è una differenza tra mito e scienza, questa non è di natura logica in quanto ambedue spiegano l’evento deducendolo da una legge universale. La differenza c’è, ma è di natura linguistica in quanto il linguaggio pseudo-informativo della scienza è profondamente diverso dal linguaggio autenticamente espressivo del mito.
Così, la conoscenza simbolica, ci sia lecito osservare, si pone non già come artificioso disvelamento della realtà; ma piuttosto come rappresentazione autentica del mondo dell’uomo.
Quest’ultimo, infatti, riteniamo valido figurarcelo come un poliedro in movimento, le cui facce ci appaiono nella cristallina chiarezza della luce, poi vengono in parte oscurate dall’ombra, poi si occultano alla nostra vista, poi ancora ritornano in parte ombra, in parte luce, in un ciclo perenne di immagini e suggestioni fugacemente passanti attraverso la nostra corporeità.
© G.dell'Isola - 2002 - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare i testi senza autorizzazione.



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